Difendere il welfare: perché non si può smettere di tutelare deboli e anziani

Uno stato che aiuta le categorie più deboli del suo popolo è uno stato che può essere definito moderno, oltre che uno stato dove la parola “uguaglianza” è realmente messa al primo posto. Si parla, inoltre, di uguaglianza sostanziale, ovvero il fatto che tutti i cittadini devono essere uguali di fronte alla legge, senza distinzione alcuna. Tocca allo stato rimuovere gli ostacoli che possono limitare la disuguaglianza e promuovere la parità tra i cittadini.

E’ per questo motivo che non si può assolutamente smettere di tutelare, quando si parla di welfare, ovvero di stato sociale, i deboli e gli anziani. Sono queste le due categorie più a rischio. I primi sono coloro che rientrano nella categoria dei diversamente abili o in quella di coloro che non hanno un lavoro, mentre i secondi sono coloro che, a causa dell’età e degli acciacchi, non riescono più ad essere autonomi e hanno bisogno di un aiuto esterno, da parte di un figlio o di una badante, ad esempio.

Lo stato può aiutare le categorie deboli ed emarginate in vari modi: mense, aiuti economici, sostegni per permettere lo studio dei figli, concessione di prestiti a tassi agevolati, sia attraverso prestiti dipendenti che prestiti pensionati (qui più che lo stato resta  prevalente l’azione di privati come tuttopensionati). Come si vede, le possibilità sono davvero numerose e tutte hanno un solo scopo: permettere al debole e all’anziano di vivere meglio nella vita di tutti i giorni, con la speranza che un giorno potrà andare meglio e, nel frattempo, con la certezza di non sentirsi mai soli ed abbandonati.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *