Marco Tronchetti Provera Vs De Benedetti: la sfida senza fine

Quella tra Marco Tronchetti Provera e De Benedetti sembra proprio la storia infinita. Ormai dall’ottobre del 2013 i due sono in sfida aperta, prima a mezzo stampa e poi passata alle aule dei tribunali.

Cerchiamo di riassumere le tappe di questa lunga querelle.

Nel 2013Tronchetti Provera e De Benedetti sono stati protagonisti di un duro botta e risposta, che più caustico non si poteva, tramite dichiarazioni ai giornali.

Per la precisione, durante un’intervista radiofonica il CEO Pirelli aveva dichiarato che l’ingegnere “è stato molto discusso per certi bilanci Olivetti, per lo scandalo legato alla vicenda di apparecchiature alle Poste Italiane, che fu allontanato dalla Fiat, coinvolto nella bancarotta del Banco Ambrosiano, che finì dentro per le vicende di tangentopoli”. Ma, c’è un ma. Qualche giorno prima l’ingegnere aveva dichiarato, durante un’intervista al giornalista Giovanni Minoli, che la distruzione di Telecom “fu conseguita con grande intensità e incapacità da Tronchetti Provera”, cui aveva aggiunto un “Se i capitani coraggiosi sono Colaninno e Tronchetti Provera” meglio “le partecipazioni statali”.

Per tutta risposta De Benedetti si disse vittima di un “gravissimo attacco diffamatorio”, seguito da una replica al vetriolo “Se c’è una persona a cui converrebbe essere dimenticato per la sua avidità e incapacità – ha concluso – è proprio Tronchetti”.

Ma la baruffa non finisce qui. Tronchetti Provera ringalluzzisce con un “Evidentemente con De Benedetti non riusciamo a capirci ed è normale che sia così perché parliamo due lingue diverse: infatti lui è svizzero”. In effetti De Benedetti si veste della bandiera elvetica, e qualche dubbio che le ragioni siano fiscali lo aveva instillato in molti. Meno sottile nella risposta, l’ingegnere esordisce con un “è un incapace”.

Diffamazione percepita al punto da chiedere un risarcimento di 500.000 € da devolvere alla Fondazione Together to go Onlus. Secondo il pm, inoltre, la frase del numero uno della Bicocca era un misto di fatti veri, allusioni, informazioni incomplete e accadimenti travisati. Del tutto opposta, naturalmente, l’arringa della difesa, che punta sulla veridicità di quanto detto dall’assistito, rincarando la dose con un “la verità storica è assolutamente più negativa di quella raccontata”.

Alla fine la spunta Tronchetti Provera: la giudice Monica Amicone lo ha assolto in primo grado con formula piena, poiché il fatto non costituisce reato. L’assoluzione definitiva è infatti passata in giudicato il 21 settembre 2015, quando sono scaduti i termini previsti per il ricorso, provvedimento che De Benedetti non ha mai deciso di intraprendere per ribaltare il verdetto precedente.

Ma la calunnia è un venticello, e a cambiar direzione ci vuol poco. Nel 2014 ritroviamo i due acerrimi nemici a parti invertite. Questa volta è De Benedetti a pronunciare una frase a dir poco velenosa, e cioè che “la comunicazione è fatta bene, la rapina ancor meglio”. Siamo al 2 di ottobre, durante il Festival della tv e dei nuovi media» di Dogliani; l’ingegnere, intervistato dal solito Giovanni Minoli se la prende un po’ con tutti, dagli Agnelli ai Berlusconi, ma è Tronchetti Provera a non fargliela passare liscia. La querela per diffamazione verte su svariate frasi, ma il giudice preposto, alla fine del 2017 ha accolto la richiesta di risarcimento solo per la succitata, data la presenza del termine “rapina”. De Benedetti è così costretto a sborsare 30.000 € di danni più altri 8.720 € come rimborso per le spese di giudizio sostenute dal patron di Pirelli e l’obbligo di pubblicare la sentenza sul Sole24Ore a caratteri più grandi del normale.

Quando si dice, oltre al danno la beffa.

Un rinfacciarsi di errori e scheletri nell’armadio che sembrano ormai un ricordo lontano, ma sarà davvero così?